Una piastra di Petri con dei campioni di laboratorio

Innovazione, pregiudizi e speranze in agricoltura

Le innovazioni che trasformano l’agricoltura sono spesso accompagnate da timori e resistenze. Dalle antiche rivoluzioni tecnologiche alle moderne TEA, il rapporto tra scienza, società e progresso raccontato nel libro La Speranza Verde

Agli albori della storia dell’umanità, un nostro antenato o antenata imparò ad accendere e maneggiare il fuoco. Fu una scoperta eccezionale che aprì la strada a tanti altri avanzamenti, primo fra tutti la cottura del cibo, rendendolo più digeribile e nutriente. Nessuno può dire con certezza se lo scopritore fosse uomo o donna, che cosa abbia pensato mentre si avventurava verso quell’innovazione, se si sia scottato durante i primi tentativi. Ma, nonostante da questa scoperta sia probabilmente dipesa la nostra stessa sopravvivenza e sicuramente ne è dipeso il nostro successo, con un certo margine di certezza possiamo affermare che non tutti erano d’accordo.

Gli antichi Greci, nostri vicini antenati culturali, raccontarono la scoperta del fuoco con la celebre leggenda di Prometeo, che lo donò agli uomini rubandolo agli dèi. Per questo furto, Prometeo fu condannato dagli dèi a un terribile supplizio eterno. Come molti miti Greci, anche quello di Prometeo e del furto del fuoco è esemplificativo di modi di essere del genere umano, in questo caso si parla del valore della conoscenza e del prezzo del progresso. Con la scoperta del fuoco qualcuno ha avuto paura che si sarebbe rivoltato contro chi lo maneggiava; altri hanno temuto di offendere le divinità, giocando a fare ciò che solo a loro era consentito; altri ancora si saranno scandalizzati, giurando che mai e poi mai avrebbero mangiato cibo toccato dal fuoco, andando contro la tradizione di ciò che avevano sempre fatto.

Sono passati migliaia di anni ma il nostro atteggiamento di fronte alle innovazioni tecnologiche e soprattutto quelle che riguardano il cibo non è cambiato: timore per la novità, per il possibile abbandono della tradizione, e per le conseguenze della scoperta. Dietro ai timori si nasconde però anche la speranza che la nuova tecnologia possa risolvere dei problemi concreti. A posteriori possiamo affermare che con il fuoco è andato tutto bene e Prometeo ha fatto la cosa giusta per aiutarci. Ma i problemi di accettazione e superamento delle paure si ripresentano a fronte di ogni innovazione.

Nel nostro libro La Speranza Verde (Ed. Bompiani) non parliamo della scoperta del fuoco ma ci addentriamo in scoperte e innovazioni in agricoltura avvenute nella Storia e nei tempi più recenti fino ad oggi, rapportandole a ciò che è generalmente percepito come naturale. Tra le ultime innovazioni che promettono di dare un contributo concreto in ambito agrario, ci sono le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che recentissimamente, il 17 giugno 2026, hanno finalmente avuto il via libera dal Parlamento europeo per entrare nelle nostre filiere produttive.

Le TEA, o New Genomic Techniques di tipo 1 (NGT-1) sono moderni strumenti biotecnologici che consentono di apportare piccole modifiche al DNA in modo simile a quanto avviene in natura con l’evoluzione naturale di una specie, ma in tempi rapidi. Dal momento che il tema della modifica genetica del cibo è storicamente polarizzato e si innesta sul dibattito relativo agli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) che ha interessato politica e società civile a cavallo del nuovo millennio, le TEA hanno riaperto il dibattito sulle biotecnologie vegetali e sulla loro utilità per il progresso dell’agricoltura. Un dibattito spesso fitto di pregiudizi e povero di riscontri scientifici.

Nel libro smontiamo i pregiudizi e invitiamo il lettore ad affidarsi al metodo scientifico, perché riteniamo che qualsiasi scelta di una società debba essere basata su evidenze oggettive e dimostrabili. Auspichiamo inoltre un riavvicinamento tra scienza e politica, nel segno di un rinnovato patto di fiducia che possa portare beneficio a tutta la società.

Nel libro parliamo del nostro lavoro di botanici, biotecnologi e genetisti vegetali e inevitabilmente raccontiamo anche delle nostre vite, sperando di far comprendere a chi non ne ha esperienza cosa sia la vita del ricercatore e quali sono le difficoltà legate a questo lavoro. Il racconto è quindi in parte autobiografico perché ci siamo accorti che vita e ricerca sono profondamente legate nel nostro caso, e le scelte di tipo professionale e privato si sono influenzate a vicenda. Raccontiamo di anni vissuti in Germania a lavorare e fare ricerca in uno degli istituti più importanti per lo studio delle piante in Europa. Di come il rientro in Italia sia stato traumatico, dopo aver provato il welfare tedesco. E di come la carriera di una coppia nelle università pubbliche sia complicata dal pregiudizio (sancito da una legge) per cui parentela o affinità equivalga a favoritismo nel contesto di concorsi pubblici.

Ma raccontiamo anche del piacere di lavorare per le persone, gli studenti primi fra tutti, che ci danno orgoglio e speranza per il futuro; la possibilità di applicare ciò che abbiamo imparato in anni di studio per il bene della società, e quindi restituire a modo nostro quanto abbiamo ricevuto.

Infine, parlando delle nostre vite, raccontiamo della malattia e della disabilità fisica che hanno colpito la nostra famiglia, di come viviamo anche queste da scienziati e della speranza per il futuro che non può che arrivare dalla ricerca e dalla conoscenza.

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